mercoledì 1 aprile 2015

La città di Prelba - Introduzione al Labirinto (critica alla dualità)


06/04/15

"La città di Prelba"
- episodio 5

Introduzione al Labirinto.



Tutti i libri sono sacri, aldilà del loro contenuto, poiché imprimono il sudore del lavoro impiegato per tramandar l'idea. Poi, il poeta è colui che non dà prezzo, ma solo valore alle cose...


La sorpresa, il perché, la noia, la ribellione, il confronto, il sesso, l'unione, il conforto, l'annullamento, la sorpresa.

- << La verità va oltre la paura:
la paura è il treno verso la verità
di ogni verità

Puoi avere paura solo di due cose: di ciò che hai sperimentato e di ciò che hai vissuto o saputo.
La paura è il ricordo della prima sensazione riconosciuta come tale.

Più aumenta la conoscenza e la coscienza degli spazi, più diminuiscono le differenze fra la normalità e ciò che magari pare meno solito. A quel punto si può dormire tranquilli

Il sonno è l'impulso che stimola il giorno. Io ti insegnerò a controllare gli impulsi affinché tu non rimanga in balia degli stessi, finendo per credere a quello che tu stesso vuoi vedere.

Mistificazione antropomorfa di cicli astronomici per far capire le stelle al mondo mongolo ed unirlo sotto un'unica simbologia.

La santità è uno stendardo di spirito, non di azione.
Molti personaggi santi hanno ucciso, appunto. Penso a Cirillo. Ma questi hanno attinto la forza umana dai vincoli dell'abulia e della terra; hanno imparato  ad essere uomini affrontando e contemplando l'ignoto. Cristo mai crebbe e mai ebbe fede. >> -. Così scrisse la mia mano sotto dettato di Ara Hura, appuntando quelle che erano state le mie esperienze, i miei dati raccolti: era la prima catalogazione della mente.



Scopersi che non posso aver quindi paura dell'alieno che è in me. Perché l'unica motivazione della paura è l'inimicizia, ed io davanti al nemico non fuggo, non sarei più fuggito. Sarei codardo.

Pensai dunque che nella vita sorge sempre e da sempre (sorge) un dubbio: amare la persona, il suo corpo; amarla se essa sa amare o amarla, in quanto essere aldilà del suo essere, in modo incondizionato?
Io non mi sono mai posto la soluzione e il limite di amare un mio simile per il semplice scopo impulsivo di specchiarmici costruendomi congiuntamente una vita che potesse soddisfare o, in qualche modo partorire, il senso della mia esistenza.
Mi sono limitato a cercare l'illimitato, trovando, fra molte "cose", l'amore.

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......

La realtà dell'odierno e del quotidiano è molto più angusta di quanto la poesia e l'estetica della parola non la possa far sembrare. Oltre a un velo di apparenze e festività, si cela il nulla: non quel nulla che libera, bensì quel nulla che opprime, che annienta, che imprigiona. Una realtà dei fatti nuda, cruda, evanescente. 
Tale buco, è sovente il motore dell'erroneo, della noia e della cattiveria. Molti non riscendo a liberarsene e decidono di conviverci facendo buon viso a cattivo gioco; e benché nella solitudine ci possano essere situazioni spinose e non accette, nella realtà sociale tutto ciò, se fatto correttamente seguendo la Voce del Nulla, porta alla fine a un sostanziale giovamento. 
Da questi atti nascono le diaspore che accompagnano la storia dell'uomo e degli animali in generale dal princìpio dei princìpi. E l'uomo, il quale ben sa cosa sta per fare, ha calcolato anche a cosa può andare incontro, e per questo è sorta anch'essa dagli albori la figura del giudice. Dal prototipo primitivo del druido panteista che consultava le stelle, i fuochi lucenti e le interiora delle prede, al giudice istituzionale e terreno dei nostri tempi. 


- Il giudice deve essere di natura una persona sadica; ad egli piace immedesimarsi nella vittima e nel carnefice, in un brodo di personalità indistinte: esce nell'uno ed entra nell'altro. Dentro di sé brama certamente un iracondo desiderio di vendetta, cicatrice, forse, di un passato vissuto all'insegna di discriminazioni, nate dalla volontà diretta o da complessi d'inferiorità. Provate a mettervi nei panni di un giudice; siete la sua pelle, il suo respiro, il suo odore, la sua carne, le sue abitudini, i suoi pensieri, le sue emotività.
Mentre entrate, un'intera aula si alza riverente al cospetto della vostra presenza nefasta.
Avete il potere di guardare lo stato d'animo nel futuro degli interpreti che dovrete giudicare - perché secondo il vostro giudizio, le loro espressioni prenderanno diverse strade - Vi state per sedere quando dietro a voi percepite in lontananza un corpo che dice: Buongiorno dottor Giudice  , abbinandoci il vostro cognome.
E vi accomoda la poltrona in pelle sotto il vostro grasso culo flaccido.
Magari voi approfittate dell'evenienza, non si sa mai, ed emanate un forte peto tonfante per rompere il ghiaccio
Tanto nessuno potrà dirvi nulla.
A questo punto è il vostro momento, guardate i presenti nella sala che gradualmente si siedono, come macchine addestrate, alunni diligenti o fedeli patriarchi. Un ultimo compiacente sguardo, ed è ora di battere il martelletto: l'udienza può iniziare!

Quel piacere, figlio dell'affanno, sale e vi riempie di voi. Ci mette davvero poco a farlo.


- Non ho nulla di personale nei confronti di chi esercita la complessa, intellettuale, responsabile e nobile professione del giudice.

Ma perché ho allora voluto chiamare in causa la professione giuridica? Poiché da sempre ho avuto difficoltà nel giudicare e nello scegliere. Non ho mai preso una posizione stabile, nemmeno per finta o per miei personali vantaggi. E' ciò mi ha portato sempre ad essere voce fuori dal coro. Non c'era il partito scolastico dei bianchi o quello dei neri, c'era un funzione, una mappa, un mezzo, che però non rispecchiava quello che era il mio territorio, ovvero tutto ciò che era percepibile. Vissi così sempre di più per conto mio, trovando una pace interiore e arcaiche sensazioni lenitive. Era iniziato il mio percorso in questa vita, lambita da terre, accarezzata dai mari e costituita da cieli. Riuscendo a percepire man mano ciò che era la mia meta, la mia missione, il perché della vita, di quei viaggi e della presenza di Ara Ura. 

Stanco di sperimentare l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande, l'uomo si mise a contemplare (con dedizione) l'infinitamente medio. Accadde nell'alba dei tempi, quando un'unica Grande Energia decise di incarnarsi per giungere attraverso l'effimero alla comprensione della nascita, degli stati che ascendono alla gioia, di quelli che discendono alla paura, e della morte.  

2)

<< Quando avrai fame caro Burgondaos - diceva un saggio di Perelba - capirai che non si mangiano le monete. >>

3) << Ricerchi problemi? - sosteneva celebre un altro celebre savo nel sonno -
vuol dire che ti manca la felicità, e cercando di adempire le piaghe  che ti sei costruito speri di trovarla. >> - il quale continuò, in un'altra esperienza onirica -

4) << Dopotutto, il tutto non sta nel tutto, ma nella sua realizzazione. >>

Stessa cosa è il messaggio che vorrei comunicarvi.


- Un titolo per il prossimo racconto può essere": L'UOMO CHE POSSEDEVA IL SUO PADRONE. Prima, però, vorrei narrarvi la storia del viaggio che ci portò nella dimora di questo bizzarro signore e di altri che incontrammo lungo il cammino del nostro secondo viaggio.

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Eravamo nel centro di Ubar, una città caotica ma ordinata nel contempo. Esso, infatti, era un caos culturale e organizzato, non psicologico o antropologico. Ricordo ancora bene la struttura pentagonale, che, sovrastata da una decina di torri, delineava un perimetro nel nulla del deserto circostante. L'area brulicava di vita e di colori; vi erano molti mercanti che giungevano da tutte le parti del mondo: dall'Europa alla Mezzaluna Fertile, dall'Africa orientale alle coste dell'India. Era davvero bello, giacché si mischiavano tra loro colori, lingue, pensieri, storie, religioni, culture, cibarie. 
Con i capi coperti da vellutati turbanti, il mio bianco e il suo nero, io e Ara Ura ci aggiravamo come detto nelle vie del centro. A un dato momento giungemmo in una piazza, mediamente grande e piena di venditori. Al centro di essa vi era un pozzo in pietra grigia ma senza il secchio. Ci incuriosì subito, cosicché, ci avvicinammo per osservarlo. 
Si trovava all'estremità di una base quadrata fatta del medesimo materiale, a tre gradini. Dunque poggiava s'una formazione cubica ben levigata e splendente, la quale pareva essere stata aggiunta in un secondo momento. Nel suo insieme sarà stato alto sul metro e novanta.    


Ciò che successe dopo, nonché la storia dei 50 uomini che avanzarono verso l'uscita del Labirinto mentre 49 tornarono indietro (o, 49 non trovarono l'uscita), facendone rimanere solo uno, io, che fui perciò santo, per ora non ve la racconto. Vi dirò altrì ciò che apparse di scritto, inciso al piedistallo del cumulo acquifero:  

Santa spelonca in oli accesi in perenne chiarore
al profumo di speranza

lo shock dello stupore

che calcifica 'l pudore

Cedro immerso in vino di Bacco soave 
brillano le ampolle unte dal giorno 
l'unguento al balsamo leviga le pelli 
e tutto 'l resto in mirra ed ori è ricoverto

La sua immagine riflessa negli screzi del pensiero 

mira le ombre del suo reticolo distendersi a palazzo
tutte, tranne due, che libere e sole
bramava il desiderio immane di scovrir ché si cela aldilà del pozzo


Riguardo a quello che ho imparato e attinto nel Labirinto, posso scrivere una cosa che sicuramente mi ha illuminato lo sguardo su tutte le persone spente e inconsapevoli.
Basterebbe togliere l'uomo e il Dio antropomorfo per loro, per alzarsi in più alti contenuti spirituali e intellettuali. Chi non lo capisce, non crede neppure in Dio; ma crede in se stesso. E' un qualcuno che esegue delle leggi per il solo motivo di ottenere qualcosa nell'avvenire tramite figure e concetti archetipici, dunque del passato lontano. Trova  la speranza eterna dell'essere in ciò che fu, e l'esaudimento di tutti i desideri in ciò che sarà.
Quello che ne esce, è un presente tetro e burrascoso; un'entità spelonca, una serie di concetti e regole che si sostituiscono a quella che è la coscienza, libera, pura, ed unica che in tre parti agisce (mente, anima e spirito). 

La prima e la terza sono i due aspetti duali del tempo e della materia. Il tempo è l'essere,
Il NON-TEMPO, invece, è la salvezza degli uomini e la loro speranza nel ritornare a casa.
Anima atemporale, ciò che si risveglia unendo in una sola coscienza la coscienza mentale e quella spiritica, l'uomo e la donna, il giorno e la notte. 


<< Il male interiore si cura da sé. Quello esteriore e carnale, che importanza ha? potrei dire di credere, ma non sarebbe giusto perché ho sperimentato, che noi siamo entità che viaggiano nei corpi e nella materia...se dovesse finire la mia esperienza in questo contenitore, che male ci sarebbe? >>

Eppure, scienza e fede nella loro sostanza sono cose così simili e complementari...guardate la magia:

prima della vita rurale e del monopolio del potere esisteva un'unica conoscenza che veniva però già all'epoca tramandata solo a pochi prescelti. Per l'appunto; la magia, detto in modo semplificato, è la sperimentazione di una sfera superiore, quinta essenza, pietra filosofale, nirvana, chiamala come meglio credi; comunque quello stato di coscienza, conoscenza e consapevolezza che trovi e realizzi attraverso la sperimentazione, quindi non attraverso la fede e la religione, che è, se posso doverosamente permettermi senza offendere nessuno, la realtà degli ignoranti, nel senso di coloro che non hanno sperimentato. Credere in Dio o in qualcosa in generale per me non vuol dire nulla; in Dio a mio modo di vedere non si può credere, poiché la credulità è frutto della mente, finisci dunque per crearti un Dio a tua immagine che in pratica sta un po' ovunque e passa il tempo ad aiutarti (se ti comporti bene con lui e con le le istituzioni terrene che lo rappresentano) e combattere la parte cattiva dell'esistenza.


La religione scopri dunque che è coo-scienza. Dunque una coscienza collettiva...



E leggendo i testi sacri delle religioni in modo "scientifico" ho visto molte cose quadrare. Su tutte, la numerologia che accompagna i personaggi, la quale, fa capire come tutta la storia sia un'allegoria. Ma tutto infondo è un'allegoria in ogni, testo del mondo. Ed è per questo che mi piace andare a scovarne più possibili...ora, non voglio far male con la parole che sto per dire; ma ogni aspetto religioso è puramente scientifico, sociologico, antropologico e psicologico. Non esiste nessun Dio che ha avuto contatti paritetici con l'uomo nel corso della storia come non esiste nessun uomo buono o cattivo, nessun giorno e nessuna notte: tutti compiono azioni per i propri interessi; ognuno interpreta il suo compito per mezzo del vestito che indossa, la notte è assenza di luce, la luce è assenza di oscurità. Stando ad Ubar l'ho realizzato come uomo; vedendo il pozzo, come coscienza. Nulla di più chiaro esiste della distanza da un concetto. Più ci si alza, più si vedono le diversità, e più ci sia alza consapevolmente, si comprendere queste sono il naturale effetto della sperimentazione che serve all'energia per giungere attraverso svariate forme al bivio della Verità.  

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