sabato 15 agosto 2015

"16 agosto" (2)


E quando l'avido dàimon, turgido ma mai saturo di malignità, se ne va per altri lidi, risorgono dal corpo quella pace, quel silenzio opulento, quella naturalezza nell'agire che si traduce in sapore di libertà.
Le paure si dissolvono come ombre all'avvento del sole; tutte le immagini dai contorni sfocati e imprecisi acquisiscono luce e si è in grado non solo di riconoscerle ma pure di decidere il loro livello di estetica.
Si acquisisce una forma nata da quel vuoto di rumori;
e andate vie quelle voci, alla mente risorge una frase:
<Sei hai paura del nulla
è il nulla che a te interessa.>

Quante volte ci è voluta la guerra per vivere in un certo modo la vita; quante volte è necessario soffrire per godere la pace; quante volte è necessario perdere battaglie per vincere la guerra, o Callisto, tu solo lo sai. In questa notte bieca e angusta, postuma agli edonisti inni dionisiaci contemporanei del Ferragosto; laici nel loro sapore, evacui nel loro significato.
Ora me ne andrò come ogni notte del fine settimana a lavorare al forno. Là starò tranquillo, assorto nella pace e nel compiacimento d'interpretare un ruolo pur rimanendo me stesso.
A gloria funesta rimembrò dal cielo; vuoto il capo la mente era la sua forma. Arrivò un'idea che assottigliò gli esseri delle molteplici personalità. E tutto sparì unendosi a se stesso, in un riff di chitarra che sentenziava il fatto.

29 agosto.

In musiche e melodie future 
sospiro la mia immagine del sublime 
tra le stelle lontane rese da esse inospitali 
nei meandri nascosti dell'infinito blu 
ricordo ciò che fu 
e come in una fotografia mi rivedo passare

a ogni picco un brivido e l'idea di un percorso abbandonato 
vissuto in un atollo sperduto e spergiurato 
nell'incombenza di amare me stesso per essere desiderato 
e volando nel cielo in questo mondo incantato 
in un chiostro silente dal pensiero inanimato 
di quando quella volta a me promisi 
che io da solo il mondo con me stesso avrei esplorato 
che io da solo il mondo con me stesso avrei girato

e non lo feci a piedi, a cavallo o per mare 
ma volando alto, tra le stelle e le immense increspature delle galassie
attraccai a ogni fiordo come un avventuriero apolide 
su quelle turgide e cangianti costellazioni sospiranti di pienezza
senza libido dei sensi e affannose bramosie 
placando per sempre la nauseabonda recrudescenza 
che da tempo immemore sciupa in me la virtù Suprema della ragione

a ogni picco un brivido e l'idea di un prosaico disegno
dai noi terrestri affisso per ingannarci e imprigionarci 
sprigionò nel buio la sua luce 
l'aurora boreale della notte 
fresca ingombrante ascesa dell'intelletto 
ipostasi motrice delle insignificanti cose

e fu così per frangenti lontani mi staccai da ciò che interpreto 
non più agimmo dunque per la nostra specie 
né per il bene lato delle cose 
ma solo per contemplare, in silenzio, un mistico orgasmo di stelle.



Diario: "16 agosto"


                                                                                                                                                                                                                                                                                  L'animo passivo deve vivere nel mondo la sua indolenza per realizzare come quanto da lui provato sia in realtà l'idealizzazione generalizzata di un concetto da lui stesso plasmato e cercato.

Un volto definito che pratica un fellatio a una presenza a mezz'aria nell'ombra, rappresenta a pieno titolo l'epitaffio della passività e del passivismo. Non ha importanza dunque quale sia la causa o la ragione dell'abulia, né e tanto meno chi sia l'oggetto a scaturire la causale sottomissione. Ciò che importa è che l'atto venga svolto per avere come fine l'estasi ricavata dalla trasgressione per le regole auto-imposte.
Chi segue una dottrina o una liturgia che pratica la castità, egli, lo farà inconsciamente per trasgredire quel paletto. Se verrà applicata o meno questo è un altro discorso.
Si sceglie dunque un mondo non tanto per integrarsi a esso, ma per dominarlo di sé.



amor che mi compiaci 
che nutri i miei bisogni
rallegrami la notte buia 
di stelle e di fiori da toccare 

tu godi, Psiche, perché rivivi ciò che pensi
non godi, oh Psiche, perché ripensi a ciò che hai vissuto

l'atto è imbolsimento: 
il sesso lo si pensa, 
lo si diventa; 
che gusto c'è nel farlo?

nessuno hai provato godimento
nel procrear la sua specie;
neppure il più altruista tra gli eremiti
neppure il più mite tra i mondani

Eros: Io sono l'arte del sedurre 
idealizzazione dell'ideale del bello
dove io finisco tu, Psiche, incominci 

In ombra sottile 
la speranza si foco
di battiti e bramosie si gonfia il corpo
di dolce ambrosia fluisce la mente

L'erotismo è l'arte del sedurre
idealizzazione dell'ideale del bello
l'erotismo finisce dove incomincia il sesso. 

Ricolmo di estetica 
tra cielo e terra
rimembra quel turgido mar primordiale 
che ogni uomo
ha sempre sognato.




sabato 8 agosto 2015

"L'Eterna Ipostasi del Mondo"


                  L'Eterna Ipostasi del Mondo
                                        (V. Giongo)





La costruzione retorica del sogno è un lavoro discretamente complesso che si articola su più fasi. Ha come fine il piallare l'acquisizione e la formazione dei concetti, esteriorizzati dal linguaggio e dall'oratoria.
L'esperienza onirica è dunque, prima di tutto, un linguaggio. Tale codice viene espresso quotidianamente, ma lo si percepisce durante il frangente più profondo del sonno più lontano dalla veglia, il quale è costituito da pochi minuti.
Potrei ben dunque affermare che il processo del sognatore è perennemente attivo, in ogni periodo del giorno. Solo quando si raggiunge a livello mistico e simbolico la caldera nel suo momento più quieto - coincidente nella sfera del mondo fisico con il raggiungimento dall'apice dello stesso -  però, per quel breve frangente si acquisiscono le informazioni. Tale dinamica può essere rappresentata in modo allegorico dall'epifania serale e mattutina del pianeta Venere nel cielo. Colui o colei che, definito e definita nelle culture degli antichi il portatore o la portatrice di Luce, è il simbolo archetipico manifesto in quella zona intermedia, dove la coscienza si trova compressa tra il Mondo degli Uomini e il Mondo degli Dèi. In un limbo dove è ancora troppo Uomo per essere Dio ed è troppo Dio per essere Uomo, ma dove solo lì è in grado di esprimere pienamente la sua vera natura.


Quando la breve esperienza nel luogo di passaggio finisce, essa, rimane sedimentata nella ragione dell'inconscio e, col passare delle notti, acquisirà una sua delineata struttura espressiva, la quale, sotto forma di Desiderio, andrà a essere percepita come un'eterna, essenziale e paradigmatica ipostasi dal mondo (superiore) nel mondo.

venerdì 7 agosto 2015

Diario: "8 agosto"

"Al MONDO"
La vita corre
veloce come la bora d'inverno
che soffia agli apparati delle porte schiuse
battenti e latranti in attesa di quiete bonaria
Un frutto cresce dalla terra
dolce è stata la sua semenza
opulenta la sua polpa
acre il suo destino
crebbe assieme ai popoli che gli diedero la forma;
un senso di profondo atterramento
suggella l'agonia d'istanti agonizzanti
Le vene tréman e rimembran sensazioni cùpide e mendace
il pelo fulvo di un corazza in grano e pomodoro
i lenti sospiri della notte
che si veste in cupo grigiore di attesa
Un libro tacito dalla copertina insipida
narra esso le vicende dell'uomo
in frenesia col simile
in armonia con se stesso
contemplatore d'idee
amante dell'alterco
che la sua figura più antica e pura
intraprende ogni dì al contatto col mondo.



Breve riflessione ontologica su ("Le Leggi") di Marco Tullio Cicerone (106 - 43 a.C.) 

Dopo un preambolo nel quale Marco, Attico e Quinto si'incontrano e chiedono  a Cicerone di comporre un'opera storico-poetica che descriva l'origine di Roma - compito gravoso che spetterà più avanti nel tempo a Virgilio -. la storia incomincia quando i tre compagni si spostano, per avere un confronto sul senso ontologico, tecnico e scientifico della legge, in un appartato posto ombroso in riva al mare. Così proprio come Platone che con Clinia - cretese - e Megillo - spartano - in un bosco ventilato di cipressi in Cnosso, si fermò a disquisire sull'ideale della società, Cicerone, parla ad Attico e a Quinto dell'esigenza di trovare il diritto e il senso della legge non tanto nella politica o nella religione, ma nella morfologia della natura, i quali princìpi intrinsechi sono leggibili e scardinabili per mezzo della filosofia. La legge non è dunque un'imposizione garante poiché esterna, sopra le parti o di derivazione e valenza metafisica - come accade per la concezione della Torah - ma è nella natura, un'impulso dell'animo umano; l'uomo ha in sé la formula di ogni legge in quanto parte del mondo animale. 
E' dunque la nascita una legge? Lo è dunque la morte o la vecchiaia?  Sì.
Ma allora quella che viene concettualmente considerata la legge, la legge giuridica per intendersi, cos'è? 

Sarà allora un grande apparato che ha come fine ultimo e unico l'istituzionalizzazione della vendetta. 

Allora la legge trae direttamente spunto, in modo inconscio o archetipico, dalla natura. L'uomo fonda la sua civiltà e, affinché essa possa mantenere una maggioranza stabilmente funzionale alla convivenza, costituisce le leggi attingendo dalla natura.


Qual è quell'aspetto intelligibile che costituisce l'espressione implicita della legge? l'etica, il modo di agire, di pensare, di riflettersi nel mondo: esso è null'altro che l'adattamento a ciò che Freud chiama nella sua teoria "Superio", vale a dire - tra le altre cose - quei principi impartiti all'individuo fin dalla sua tenera età affinché esso si potesse gradualmente e quindi stabilmente inserire a titolo nella società.

E da qui che parte un brave stralcio del mio viaggio metaforico nella storia. E' per questo motivo che il mio animo è propenso ad accettare qualunque espressione derivante dalla cultura, poiché quando si acquisisce consapevolezza di quanto appena affermato,  tutto si delinea e le forme, nella loro diversità, perdono ogni significato, in quanto tutte rappresentano una forma; un richiamo alla natura che l'uomo, vivendo in comunità e immerso nell'idea, ha perso.

Sono dunque d'accordo sulla questione del crocifisso. Benché lo ritenga un simbolo abbastanza truce e cruento, fa parte della cultura d'Italia e dell'Occidente, come ne fanno parte le sculture greche o l'arte romana. Molte scuole sono costruite in stile fascista, cosa facciamo, le demoliamo? Poi, specie nelle aule, un po' di decorazione non fa mai male. Sono sempre così scipite e inespressive le pareti degli edifici pubblici


Per me non esiste una barriera tra lato conscio e lato inconscio se non la coscienza stessa. Più ampli la coscienza e più essa si estende a macchia d'olio verso l'idealizzato inconscio

Il dialogo è un confronto; una battuta seguita da una risposta. Interiormente 'causa ed effetto' sono solo idee, perché tutto accede in un solo momento: quando ti sei fatto la domanda, in realtà, sai già la risposta. Devi solo interiorizzarla o focalizzarla nel simbolico Fuoco Sacro.