lunedì 30 marzo 2015

"La città di Prelba" - Episodio 4 - La città di Ubar


30/03/15

"La città di Prelba"
- Episodio 4

La città di Ubar.


Più andavo indietro a ricercare il mio passato, più realizzavo che il mio passato era una funzione per il futuro, una via a tappe, come una scala musicale. Sentivo quindi il bisogno di cercare la mia origine nell'avvenire estremo -
Per fare questo libro ho usato tutte le figure archetipiche che avevo in mente: mi sono anche informato, certo, ma la parte più massiccia del lavoro è stato il frutto della fantasia e della coscienza.
Pensate che sto scrivendo ciò, sebbene nell'istante nel quale sto battendo sulla tastiera, il libro non esista ancora. Sono appena arrivato al quarto episodio infatti. Ma è come se lo avessi già finito.

E' necessario un parziale distacco dalla realtà. Comprendere che quella realtà è un'illusione, un'interpretazione meramente mentale. Vivere in sé, in qualcosa di più grande, per qualcosa di più grande. E a quel punto, nulla là fuori condiziona la personalità e l'essere, tutto si può felicemente contemplare nella sua nuda essenza.

Ho imparato che non puoi tornare indietro; puoi viaggiare nel tempo ma la tua coscienza segue un preciso divenire.
Essa è dunque ciò che  è, e non può tornare in alcun modo ad essere ciò che era. Poiché il viaggio temporale implica un avvio e un arrivo. La coscienza non ha tempo, non ha spazio, dunque non parte, e non arriva.
Non puoi tornare indietro per cambiare ciò che sei, in quanto cambieresti solamente ciò che eri; e ciò che eri è nel passato; ciò che sei e non sei più; il non-essere.
Non vi è alcun tempo. La distanza del movimento (archetipico) crea la mappatura del tempo sul tuo territorio mentale.

Dovremmo smettere di radicare le nostre paure e il nostro terrore in quella che è la razionalità. Razionale è un concetto antitetico, culturale, individuale. Io ho la ragione perché studio, ma cosa studio? Ciò che ho e sperimento all'ordine del giorno. E' una somma: io ho dati di memorie, ovvero dei fenomeni, consulto i dati, sovrappongo le due scale: se combaciano è ragione, altrimenti è fandonia.Eppure, tutte le grandi scoperte sono giunte dall'osservazione dell'oggetto e dall'immedesimazione di questi sullo stesso tramite un risveglio di coscienza, rappresentato da un frammento immaginario e simbolico.
Per Newton fu una mela, per Bohr un atomo, Hubble una galassia, Tesla un movimento.
Fu così che nacque tutto. La razionalità è la catalogazione archetipica e strumentale del tutto. Ma mentre tu ti fermi a studiare, il tutto, non è che si ferma con te. Il tutto va per la sua strada; come ogni singolo essere portatore e interprete di storie.

Un giorno, in una biblioteca, notai un libro che nel suo prologo di presentazione osservava come fosse vantaggioso credere in Dio, poiché se fosse esistito, avrebbe salvato. Se non fosse esistito, ci si avrebbe comunque tentato con speranza, senza che nulla fosse successo.

NULLA SI MUOVE
TUTTO OCCUPA UNO SPAZIO

A ------> B

Ciò non è un movimento da (A) a (B), ma un'occupazione di e nello spazio della freccia; in questo caso di spazi progressivi dall'oggetto movente stesso.
Viaggiare nel tempo, dunque, consiste per me viaggiare occupando lo spazio in modo "alternativo".

La prima volta che compresi il non-tempo e il non-spazio fu da bambino, forse andavo in terza elementare oppure in quarta, giocando al gioco "Un, due, tre: stella!" Lì compresi, e più avanti (ora) elaborai con maggiore completezza e consapevolezza di causa, che il movimento era una percezione del passato, quindi un archetipo simbolico.
Se io infatti non so di essere partito da (A) per arrivare a (B), oppure me lo sono dimenticato; mi ritrovo nel mezzo e dico: Bah, e ora, dove mi trovo? chi sono? da dove vengo? dove sto andando? perché sono qui?
Quindi viaggio; in ogni senso, è concepito, dunque costruito dalla mente, e, successivamente realizzato dalla stessa solo se la percezione tocca tre fasi: 1) Da dove sono partito, 2) dove mi trovo, 3) verso dove sto andando.

Realizzando la prima e l'ultima, la seconda, il presente; si realizza ed acquisisce un senso.
Ma il passato e il futuro non esistono. Uno è il presente che è stato, l'altro è il presente che sarà. Ciò, ATTENZIONE,  non preclude che non si possa viaggiare nel tempo andando "in avanti" o "indietro". Ma che non si può essere "qui" e "là" se per quella che è la concezione percettiva e consapevole, "qui" e "là" sono due realtà diverse.
Allora: o "qui", ora, e "là", ieri o domani, sono la stessa cosa che esiste in un unico istante ripetuto, o non esistono tutte e tre. In sostanza nascono e muoiono assieme, non che una vive e l'altra no.


Mentre riordinavo questi frammenti d'immagini cantanti e narranti come una nobil dama coglie al sabato il suo gelsomino, comparse all'orizzonte la città di Ubar, là dove le carovane per l'incenso, la frutta e i chiodi di garofano partivano per l'Europa, l'Africa e le Indie.
Giunsi non so come verso l'ultima distesa, e l'Occhio di Horus si allontanò gradualmente dalla mia presenza, sostando in aria a un centinaio di metri dalla quella sagoma, che come formica nel deserto procedeva dritta e schiva verso la sua meta.
Presi dunque la via verso una stella. Era una struttura ottagonale con una fessura disposta sulla cupola della parte superiore; da essa, l'Occhio uscì nel medesimo istante nel quale io, tornando beduino, raggiunsi i primi centri abitati della città. Entrambi avevano svolto il loro percorso senza essersi mai realmente mossi e incontrati.

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