sabato 14 marzo 2015

"La città di Prelba" - Episodio 2

14/03/15

"La città di Prelba"
- Episodio 2

Benché a Prelba vigesse un'effettiva anarchia di potere, la gente della Città si autogestiva. Tutti si producevano il cibo auto approvvigionandosi le razioni.
Ricordo ancora oggi il giorno quando Aahra Ahura mi portò nel suo orto botanico. Era meraviglioso! poiché in esso cresceva frutto, ortaggio e verdura d'ogni genere a qualità. In modo incessante, intensivo, ma controllato. Quando la mela marcia cedeva al suolo, una matura era pronta per essere colta.

Parlai alla mia mamma e al mio papà di questa sorprendente novità, ma loro non mi accondiscendevano mai, e io ci rimanevo un poco male.
Cosicché una volta, appena il mio amico venne, gli domandai: Perché non mi capiscono, e soprattutto non mi credono? E' normale - rispuose - gli umani credono e considerano solo ciò che per loro e'. - E cos'è che è, e cos'è che non è, Aahra? L'essere è il primo errore commesso, ciò che si sbaglia per la prima volta: è. E questo (è) rimane radicato nel recondito dell'individuo, senza che egli possa effettivamente riconoscerlo, influenzandolo in modo archetipico.
-Cos'è l'archetipico?
Archetipico è ciò che stai vivendo tu ora. Mentre parli con me, osservando il cielo scarlatto della Città, le case, i suoi mezzi, i suoi abitanti. Questo è l'archétìpico: ciò che sei stato, ma che non ricordi se non associando e sovrapponendo in maniera complementare a quegli impulsi una natura fantastica, quindi mentale, oppure futuristica. Solo in ciò che loro chiamano e non chiamano non-essere, puoi comprendere Prelpa, l'archetipico. Solo unendo i tuoi non-essere puoi davvero considerarti un essere!

HHHAHRHHAH UHHRHHAH

Se a un italiano dell''800 o della prima parte del '900 aveste fatto leggere questi due nomi, egli vi avrebbe semplicemente risposto: (ara ura).
Non si sarebbe neppure sforzato di mettere a fuoco le "H" per unirle quindi a un corretto contesto armonico e di suoni con le altre vocali e consonanti. In quanto l'"h" in italiano è muta.
Voi, noi, uomini del III millennio e dell'avvenire, invece, ci sforziamo a codificare due parole che di primo impatto sembrano subito complesse, estranee, non italiane.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che abbiamo perso un'identità filologico-psicologica attraverso l' inculcamento della lingua inglese? una lingua che aspira l'"h". Lontana da quella che è l'"h" addolcente della "c", o dalla temporeggiatrice e collante "א" ebraica.

Che piaccia o no, questo è vero. Ma come l'uomo in questi ultimi decenni è stato ed è influenzato da altre culture, egli, ha anche imparato a riconoscere ciò che non è suo dando ad esso una valenza, e non una semplice estraneità frutto dell'ignoranza.
Nel suo inconscio contempla anche ciò che non fa parte di lui, nonostante magari il concetto non sia mai stato integramente sperimentato.
L'uomo di oggi è dunque più aperto, consapevole del e verso il prossimo. Gettato o giunto di proposito in una coscienza madre collettiva di auto celebrazione ed auto compiacimento. Gli antichi ebrei la chiamavano Torre di Babele, i popoli accadici la definivano "complesso dell'unione fra cielo e Terra". Noi del XXI secolo, la chiamiamo internet.

Anche le stelle sono state in piccola parte conquistate, eppure, qualcosa in noi che fa bramare e sognare permane: ed è quel qualcosa che ci ha permesso di giungere fino lassù. Là dove solo gli dèi un tempo potevano arrivare. Quella cosa che anticipa la natura e dissolve il tempo: la creatività.

Chiudete gli occhi, trascendete voi stessi fino alla fonte del Principio. Ora apriteli: benvenuti fra noi, benvenuti a Prelba!



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