lunedì 4 maggio 2015

Lo schiavo dei desideri

04.Maggio.2015

Lo schiavo dei desideri posava come un gomitolo di lana la sua schiena al ritorno dal giorno e dalla fatica; le serpi di vendetta che costipavano la sua mente, alla sua giornata, si erano per un attimo fermate; genuflesse all'ombra di un molo sul quale egli giaceva in silenzio, assorto dalle creste del mare e dal tramonto intinto dalla brezza e di frescura. 

Il marmoreo profumo di cera gemeva sgomento ed empietà tra gli sguardi dei misfatti. La reggia attorno alla quale si articolavano i casolari divisi dagli irti e stretti caruggi, andava a finire la sua pubblica funzione. Assieme ad essa, tutti i negozi e le botteghe si spegnevano: un'altra giornata di lavoro era finita, ed ora, con un po' di rimpianti, per tutti incominciava la vita. 

Ampolle d'acqua e olio venivano versate sugli erbeggi della natura come condimenti; l'ultimo pastore tornava dalla mungitura prima della liberatoria transumanza a valle; gli ultimi solitari si accingevano a vagabondare in incognito, come corpi di gesso imbalsamati, alla totale deriva (di se stessi). 

I bioccoli d'autunno venivano passati all'ultima filagrana, prima di essere imbrigliati per mesi in qualche buio armadio muffoso. 

Le anziane sulla passeggiata intraprendevano lunghe cavalcate di monologhi, senza avere realmente alcunché da dire: le storie di una vita, passata tra gli amori di gioventù, le paure per l'avvenire; la goduta emancipazione adulta, e la lenta decadenza verso la fine. 

Stanco di osservare il mare, lo schiavo dei desideri si alzò e andò incontro al paese più vicino. Là delle fanciulle lavoravano delle gemme di corniola e calcedonio, e quando egli le vide disse loro: - che cosa sono quei materiali che state lavorando?
- gemme di calcedonio blu e rossa corniola - risposero loro in un timido coro. 
- No! - asserì deciso e convinto lo schiavo che poi soggiunse - quello è semplice quarzo che i vostri mariti e vostri figli più grandi estraggono dalla roccia della montagna! - e così detto se ne andò proseguendo la sua rotta. 

Passò qualche giorno, e sulla via di ritorno il buon uomo s'imbatté nuovamente nelle donne, le quali con aria turbata facevano finta di non vederlo volgendo lo sguardo altrove. E così fece allora anche lo schiavo, che coi suoi occhi verde ulivo fissava empirico l'orizzonte, laddove nelle sfumature del mattino, il mare si univa al cielo in un bagliore di malinconia. 


Libro 2 (10.Maggio)


- Quante storie ho inventato da bambino guardando il mare - pensava fra sé lo schiavo dei desideri - e in ognuna di esse - aggiunse - ventilandomi nella brezza albeggiante, e abbandonandomi al suo destino, mi svegliavo su di un'isola o nel mare, e là, qualunque fosse stata la mia storia, ne ero il protagonista: ero libero di esistere come più a me conveniva. 

In quell'istante, un vulcano, dalla parte opposta del globo, eruttava, disperdendo in aria sostanze e lapilli che color porpora ornarono di nubi il cielo. 
Lo schiavo dei desideri aveva deciso di essere stanco, ed era dunque per lui tempo di partire; voleva andarsene da un mondo così tanto intinto di pochezza. Dove il senso della vita risiedeva nella sua bellezza: corpo astratto di tutte le cose. Un eterno sogno fuorviante e senza risposte. Racchiuso in un coacervo di parole ricercare e ammirate sullo sfondo di una realtà virtuale e fittizia; perennemente esposta alla desolazione dei fantasmi che, per le strade, vagavano senza una speranza né una domanda. Vagavano imperterriti a testa bassa per quelle vie strette di paese; chi si avviava all'alba alla cava del calcedonio, chi addirittura la notte prima al forno, chi per un ozio alla ligia questura, tra l'infinita foschia di una strada che pareva non avere fine. Emblema del nihilismo più cupo e desolante: l'assordante ignoranza e la selvaggia arroganza dell'esistere. La democrazia. La democrazia data in pasto a se stessa. Consumata prima ancora di poter essere capita o apprezzata. 

Varie sono le vie che la mente nel suo angusto spazio disegna, poche sono quelle che il cuore nella (più piccola) vastità del mondo sa percorrere. Affranto dalla salsedine e dagli ultimi stridenti ululati del tempo, se ne partì allorché come aveva deciso, senza portare nulla con sé.

Smosse il suo animo irrequieto e irrisolto, e con le sue gambe si alzò in piedi, iniziando a vagabondare risoluto lontano dal suo natio e florido giaciglio.  

Si era fatta sera, quando alle sponde di una spiaggia da egli percorsa costeggiando il mare, vide una flebile colonna fumosa innalzarsi dall'entroterra - lì, ci abiterà qualcuno - pensò. E così iniziò ad andare incontro a quel fumo percorrendo un sentiero, che, affiancato da un ruscello quasi secco, si districava tra una non fitta ma scomoda vegetazione di puntigliosi pini aleppini e corbezzoli di mare.
Non ci mise molto ad arrivare, poiché essendo gli alberi bassi e la luce tramonto resa rossa e trasversale dalla montagna a est, riuscì per tutto il tempo a vedere la colonna.
In un frangente nel quale alzò la testa, un po' sudata e stanca, vide quell'ultimo bagliore del giorno reso prematuro dalla scura montagna che aveva difronte, e pensò alla gente del paese; si chiese se quell'altura dominante dinnanzi a lui vi fossero dei giacimenti di quarzo da sfruttare. Poi, dal profondo del ventre fu scosso da un suono stridulo; da una di quelle situazione che fanno da presagio alla malinconia. Ma non ebbe tempo di rigettarla a testa bassa, in quanto la viscida melma del sentiero percorso - nei giorni di piena questa parte è annessa al fiume - pensò anche questo - che gli imbrigliava e appesantiva il sandalo a mocassino, finì, e lasciò lo spazio a un'erbetta sottile che si apriva in una media distesa: e All'incirca al centro della radura, vi era una casupola di legno chiaro a due piani dal quale caminetto fuoriusciva quel (il) fosco fumo.

Lì, i tronchi degli alberi erano più larghi; molto probabilmente perché questi erano più vecchi rispetto a quelli in prossimità della spiaggia (o del mare), e così lo schiavo dei desideri approfittò per pulirsi le scarpe. Fatto ciò, si incammino verso l'uscito della porta e giunto bussò su di essa tre volte. Sì aprì dunque con un rozzo cigolio, e dalla parte opposta si vide la figura di un vecchio uomo, basso e tondo, che non esitò nell'offrire all'ignoto e sudicio forestiero la sua ospitalità.
L'interno dell'abitazione era modesto, addobbato da foglie di corbezzoli e grosse pentole arrugginite. Al centro dell'abitacolo vi era un tavolo su quale sedeva la moglie dell'uomo, e sopra il quale posava un mazzo di mimosa.

<<Da dove giungete, figliolo?>> mi domandò. E lo schiavo dei desideri raccontò loro il suo viaggio, iniziato al mattino, alla ricerca della sua libertà.
Terminato il suo racconto, era buio, e benché egli non lo volesse a pieno, i due coniugi lo invitarono a restare e a passare la notte con loro. Di modo ché al mattino seguente, egli, sarebbe potuto ripartire nel pieno delle sue forze.


Come scritto, fu tempo di cena, e così la donna si alzò dal tavolino per spostarsi sul piano dove cucinare. Ella aprì una minuta dispensa e prese da essa alcune foglie di corbezzolo. Tolse da queste il bianco frutto ovale e lo mise a bollire in una pentola sul fuoco alimentato dal legno del tronco rossastro della medesima pianta. Aspettammo quindi in silenzio che fosse pronto, ognuno assorto nella sua pace.


Il mattino seguente faceva presagire a una bella giornata soleggiata. I caldi venti di scirocco fluttuavano nell'aria come puledri forti ed eleganti: erano auguranti messaggi provenienti da lontani lidi.
Lo schiavo scese dal primo piano nel quale aveva dormito e notò che in cucina non vi era nessuno. Provò dunque a chiamare i due anziani, ma oltre al vento nessuno rispose alle sue parole.
Uscì allora rapidamente dall'abitazione e si guardò attorno. Non c'era nessuno.
Urlò allora forte in tutte le direzioni, ma ancora una volta la voce del vento era l'unica che accondiscendeva le sue richieste.
se la Chiesa da due mila anni regge e il pensiero di Cristo permane, allora vuol dire che è cosa giusta e da seguire.
Proprio mentre si apprestava a ripartire, udì una voce riecheggiare flebilmente dalla montagna: era quella del signore. Rincuorato dal fatto che non gli fosse successo nulla, chiese a lui, girato verso la montagna, che cosa ci facesse là, ma non ebbe risposta.
Tacque per un attimo e ascoltò nuovamente il vecchio. Questa volta però fu un vociare indistinto, il quale divenne sempre meno comprensibile. Era logico - pensò - che l'uomo sulla montagna stesse facendo qualcosa da tenerlo impegnato. Già, ma cosa?
La curiosità fu forte, per cui lo schiavo dei desideri si diresse verso la collinetta e la scalò per un sentiero.
Il terreno

Ella prese alcune foglie dal corbezzolo. Tolse da queste il bianco frutto ovale e lo mise a bollire in una pentola sul fuoco alimentato dal legno del tronco rossastro della medesima pianta. Aspettammo quindi in silenzio che fosse pronto, ognuno assorto nella sua pace.

Notò a metà strada, lungo il versante occidentale, la presenza una fioca luna piena, che andava a dissolversi tra il turchino della volta e i cirri riempiti di luce solare. Si fermò un istante a guardarla, salvo poi riprendere il tragitto verso la cima dalla quale preveniva sempre più nitida la voce del vegliardo.

Ci sono istanze nelle quali si smette di essere, annebbiati e divorati da un pensiero vuoto ed evanescente. Lo spazio interno è chiuso e senza energia. Quanto visto è la sola rappresentazione del terrore: in ogni sua forma. Dal terrore espresso come male di vivere, insoddisfazione alla vita, senso di inadeguatezza, all' inutilità dell'effettiva funzione individuale dell'uomo in un contesto sociale.
Dopo questa tramortente tempesta, però, ogni strascico di verità viene a galla; raccolto dalla marea esercitata per mezzo di quella luna, che lo schiavo osservò prima di riprendere il suo cammino verso la cima del monte.
Fu così che tutt'a un tratto il sentiero spari; la gambe dello schiavo si fecero pesanti; i viso si scaldò e si tinse di rosso; la mente si annebbiò, ed egli iniziò a tremare senza controllo, in balia dei suoi desideri.

Le uniche soluzioni a situazioni di questo tipo sono due: strumentalizzare la debolezza criticando i propri vantaggi e assumendo atteggiamenti puramente vittimisti; oppure lasciarsi trasportare dell'irrazionale legge del contrappasso, precipitando dolcemente nel baratro delle paure.



Nell'aria delicata del mattino inoltrato, si svegliò perciò lo schiavo dei desideri. Sulla cima della montagna giaceva sdraiato e nulla delle ore addietro ricordava. Sì alzò lentamente; l'estremità della collina era una spazio lineare piano e senza alberi. Guardò sotto, istintivamente, e vide la casa dei due signori. Osservò allora la zona nella quale si trovava: da dove sembrava dal di sotto provenire la voce del vecchio. Ma non vi era nessuno. Lo scirocco se n'era andato per lasciare spazio a un forte grecale che lo sospingeva a tornare a valle, verso poi la grande distesa del mare che si espandeva all'infinito all'orizzonte: là dove l'acqua si univa al cielo senza rimembrar sussulti. Rimase dunque per qualche minuto in silenzio ad ascoltare quel silenzio dal salino ma non più dall'agro sapore.

Rilassatosi, provò a rimboccare la vita di ritorno, ma non poté farlo, in quanto il viottolo usato per salire all'andata non vi era più: al suo posto scorreva un ruscello, che tra lo scorrere delle erbe e della melma dalla sua acqua che trasportava, cancellava le ultime impronte dei suoi mocassini.
In lontananza si sentì un boato provenire dal cielo; nuvole grige erano stagliate a oriente, da dove proveniva quel forte grecale. Lo schiavo capì perciò che era appena finito di piovere, e toccandosi gli indumenti confermò la sua intuizione.


Scese allora per una decina di metri drenando sul terreno umido e pantanoso, e, così facendo planò su una lingua di terra. Aveva fame, e, per soddisfare la sua richiesta, a pochi passi da lui si trovava un piccolo albero, uno dei pochi della spoglia collina. Prese da esso sei frutti e se li mise in mano. Fece il medesimo gesto con quella libera, per un totale di dodici frutti. Erano corbezzoli, e, nonostante a valle se ne trovassero in grandi quantità, decise saggiamente di non mangiarne neanche uno.
Discese dunque ancora, senza aspettare che il ruscello tornasse sentiero, fintantoché, dopo un duro molleggiare, non giunse nuovamente a valle.

<la verità si trova all'inizio di ogni percorso. Il tempo restante è il viaggio verso l'acquisizione oltre l'aspetto dei Sensi>






se la Chiesa da due mila anni regge e il pensiero di Cristo permane, allora vuol dire che è cosa giusta e da seguire.


- ci sono istanze nelle quali smetto di essere, annebbiato e divorato da un pensiero vuoto ed evanescente. Lo spazio interno è chiuso e senza energia. Quanto visto è la sola rappresentazione del terrore, in ogni suo forma. Del terrore espresso come male di vivere, insoddisfazione alla vita, senso di inadeguatezza, inutilità.

strumentalismo delle critiche a vantaggi di atteggiamenti vittimisti 

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