venerdì 1 maggio 2015
- Fisica Mentaìstica: la natura della coscienza e delle cose
Ogni uomo coltiva la propria mappa mentale del territorio. Essa, ha un reticolo, il quale può rappresentare il giardino paradisiaco e/o l'arido inferno.
La mappa mentale è il punto attorno al quale la coscienza prende forma (come tale). Il punto è l'unica zona che, se messa a fuoco, esprime l'autocoscienza (di sé e del sé); dunque non più una mappa del territorio, ma il territorio (stesso) nella mappa.
Quando l'uomo realizza la vera natura arcaica di questo punto a lui ignoto e da lui ignorato, scopre un mondo nuovo. Un mondo dove non pensi quello che sei ma sei quello che pensi.
Dunque, il tuo essere dipende solo ed esclusivamente da te; non sei più un riflesso istintivo di direzione verso la mappa, ma sei un essere consapevole delle tue azioni, consapevole di pensare ciò che vuoi, e quindi di creare la tua mappa come meglio credi e vuoi. Senza filtri, senza mezzi che contraddistinguano la tua presenza nella mappa degli altri; quando agisci non realizzi più il tuo rapporto fra te e la mappa del tuo territorio: realizzi semplicemente che stai agendo in un territorio settato e primordiale senza spazio né forma, ove la tua immagine si espande su di esso dando vita alla scena che tu, in quel frangente, stai vedendo e sperimentando come vita.
All'interno della mappa di ogni uomo si trova l'uomo; attorno al quale ruota l'intera scena. Questo uomo però, nel punto, è irrappresentabile, in quanto non è riconducibile a nessuna memoria inconscia o esperienza passata; giacché è un'essenza atemporale, innaturale ed immanente, quindi non può essere ricondotta a nessun simbolo che nella sua natura archetipica ne possa descrivere o rappresentare i connotati.
Il simbolo inizia ad avere un senso proprio e un'identità appartenente al di fuori del punto nella mappa: pertanto in ciò che da essa e ad essa si disperde. Al di fuori del punto, la sensazione immanente viene codificata; in quanto la sua natura viene enucleata, rielaborata, e rappresentata nella e dalla mappa mentale.
Il territorio, come nel caso della geografia, non ha simboli; non è null'altro rispetto a ciò che appare. Ora vediamo le (due) rappresentazioni della mappa, già accennate all'inizio: il giardino e il deserto. Parto dalla prima, il giardino:
- " Immagina un giardino, pieno di verde e di alberi d'ogni tipo, senti il silenzio che questi fanno rispetto alla roboante realtà nella quale vivi. Qui, non c'è tempo, non ci sono doveri: solo quesiti da contemplare.
Ascolta questo silenzio accarezzare e passare tra le foglie, la tranquillità, che man mano diventa gioia e quindi armonia. Ora chiudi gli occhi e abbandonati al profondo: scendi giù. giù, sempre più in giù. Finché non arrivi in un punto nel quale ad occhi chiusi intravedi un acceso bagliore. Questo si fa chiaro, e nel mentre, senti il fruscio dolce di un ruscello che poco dopo divine forte, sempre forte, al punto da sentirlo scorrere dietro il tuo orecchio destro. E scende già assieme a te, sempre più giù, con te. Quindi, ti fermi. Apri gli occhi! Dinnanzi a te il ruscello che scorre alla tua sinistra; mettilo a fuoco: non c'è solo il ruscello, c'è anche dell'erba. Questa si estende, si estende, e si estende ancora, fintantoché non vedi un tronco elevarsi da essa: è un albero! Sali su quell'albero, stando attenta, e vedo che è un fico. Tocca i suoi frutti, se vuoi. Senti di che colori sono? sono appetibili?
Ora guardati attorno, sei sulla cima dell'albero, cosa vedi? ci sono altri alberi?! e quanti? e dove? guardali.
Sono in semicerchio? tutti raccolti? e dentro al cerchio c'è una radura. Sarà quella nella quale sei atterrato udendo lo scorrere del ruscello?
Come vedi ora il tutto? e come e come vedi il tutto ora? Sei in alto?
vedi dall'alto? Sìì?
Allora scendi, scendi lentamente, senza toccare nulla, né un fiore, né la corteccia di un albero, e posati al suolo addormentandoti.
Dopo un po' ti svegli, non sai quanto. Sai solo di avere sognato un ruscello, un giardino, un albero di fico con degli atri alberi non precisati attorno a semicerchio perfetto a formare una piccola radura - perché te l'ho scritto ora io -
e cosa vedi attorno a te? E' un giardino! ma è diverso dal giardino del sogno. Gli alberi sono sparsi qua e là in modo casuale, ci sono arbusti, piante seccate, ortiche, e in alcuni punti l'erba è piuttosto alta. Cammina, guarda un po' com'è questo nuovo giardino. E' più vasto e vero; qui si sentono i rumori della zona nella quale tu ora stai immaginando la scena, ma sei concentrata sul giardino perché sebbene ti senta un poco stanco, nel giardino ti senti tranquilla.
Se lo giri e lo esplori, troverai certamente una pietra, una sorta di pietra miliare. Solitamente io la trovo sulla sinistra in alto. Pare un uovo grigio, sei mica tu? guardalo bene; ha un simbolo riconducibile a te? Pensaci.
Ora esci dal giardino: torna nel mondo dell'uomo. Esci da te.
La prima cosa che osserverai nella realtà sarà quella pietra; sentenziale del tuo simbolo. Poiché in essa tu confidi e codifichi l'intera tua realtà.
Ebbene, da oggi tu sarai una pianta, una pianta dalla ninfa oleosa e profumata e dai lineamenti leggiadri e sottili. Noterai, forse, che il tuo mondo ti starà stretto, perché si basa essenzialmente s'una cosa: ciò che attira la tua attenzione è la felicità; in essa trovi e riscopri il senso del potere.
Quella potenza gotica e solenne che ti tenta e ti soggiace; quella potenza che va verso l'altro, come facevano quegli alberi. E come ora per gli alberi vedi che quella potenza, non sono più i pilastri che reggono il portico, i piloni del ponte o le colonne sostenitrici della cattedrale. Essi sono bislacchi alberi alberi, i quali tentano invano di di raggiungere il cielo per sorreggerlo.
E fu così che si compì la storia del giardino, della pianta, del cielo e della fanciulla, tra gli alberi del pensiero terreno e assuefante e le nuvole del pensiero puro e ispiratore, che talvolta vela il sole, illuminatore del cielo, simbolo del desiderio irraggiungibile.
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