<< Canterbury e le Sessanta giornate di Omertà >>
Episodio numero: 1
Episodio numero: 1
<< Canterbury e le Sessanta giornate di Omertà >>
Episodio numero: 1
E' una mite mattina primaverile del 1797 e nella campagna inglese del Kent, a qualche chilometro dalla periferia di Canterbury, Joel, un bambino di nobile famiglia, è appena uscito per andare a passeggio con il padre. A un tratto, i due si fermano a un laghetto melmoso accarezzato dai canneti e dal giunco, e ammirano quasi fluttuante sulla sua superficie un maestoso cigno bianco.
Il bambino è eccitato, non ha mai visto un animale così bello. Il padre, vedendo il figlio così infervorato, sorride e prende per mano il giovane, onde evitare che si avvicini troppo all'uccello, dimenticandosi che esso sia in acqua.
Joshua Greaser, padre di Joel, è il capostipite della nutrita famiglia Greaser: essa è composta oltre che dal piccolo Joel, avuto dalla moglie Magdelaine; dagli altri figli Jeffery di ventuno anni, Oscar di diciannove, Adelaide di diciassette, Francis di quattordici, Jane di undici e Oliver di nove. Senza contare gli amanti, sia donne che uomini, che il barone Greaser ha in città e per la regione.
Joel Greaser è un bambino timido, riservato e viziato. Fin da piccolissimo ha manifestato una notevole intelligenza e uno spiccato talento di osservazione. Ha i capelli biondi e spettinati, gli occhi azzurri e lo diverte indossare la per lui larga tuba inglese del padre.
Passa la maggior parte del tempo in casa, accudito da una domestica di fiducia. Alcune volte invece, come questa di oggi, esce col padre per fare una passeggiata e respirare un po' di aria fresca nel verde, tra i faggi, i querceti e le betulle.
Gli altri fratelli lo trascurano: Jeffery studia teologia nei seminari dell'università di Cambridge; Oscar sta per finire l'ultimo anno di scuola; Adelaide, presa dai fervori ormonali, non lo considera più come quando era un poppante; Francis, il più intellettuale della combriccola, è troppo impegnato a leggere, a studiare a perdersi in se stesso; Jane e Oliver, essendo quelli a lui più vicini in età, sono anche coloro coi quali ha maggiormente a ché fare. Ciononostante, però, il rapporto con essi è abbastanza freddo.
Verso sera, all'imbrunire, il signor Greaser e Joel rincasano. Sono passate da pochi minuti le sette; il fanciullo va in camera sua a giocare coi pupazzetti. Il padre invece si siede su una poltrona in sala, e, dopo essersi versato in un bicchiere del porto prende un libro da leggere dalla attigua libreria. Prima di accomodarsi, però, vede che il suo posto preferito, difronte al caminetto, è occupato da Francis che sta leggendo un libro.
<< Oh ciao Fran, non ti avevo visto, sei in penombra >>
<< Salve padre, ora mi avete visto >> risponde Francis assorto nella lettura.
- "Ciro il grande e il gelido zefiro della Solitudine" - recita l'intaglio in oro sullo sfondo scarlatto della copertina rivestita in pelle.
Avvicinandosi al figlio e allungando il mento, il signor Greaser riesce a legge il trafiletto di una pagina, la numero 9:
< ... La Persia fu una grande regione geografica, piena di popoli e diverse culture; un bacino circoscritto di pensieri, di idee e di cose. All'alba del nuovo giorno egizio in India si iniziava a banchettare alle stelle; dalle floride regioni della Mesopotamia si passava alle desertiche aree della Cappadocia. In ogni angolo remoto dell'impero, però, non vi era nessuno che non conoscesse o che non avesse mai sentito nominare il nome di Ciro. Il soffio perenne del suo zefiro era una gelida sentenza per i nemici...>
Si materializzava all'orizzonte della mente di Francis un pensiero intellettualmente sempre più complesso. E questo, riscuoteva nel padre un bramoso desiderio di psicologica attrazione.
12. Giugno.
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Episodio numero: 2
- "Ho troppi concetti in mente, troppe forme di ispirazione; ho troppi pensieri in testa.
Il raggiante piacere della nudità del corpo mi assale in tentazione, e io, remo perennemente controcorrente. In questo mare di tempesta, di intemperie e creature spietate." -
Così scrive a appunta su un foglio personale la mano gialla e incallita del barone Greaser, che continua:
- "Odio gli uomini, temo gli uomini, evito il confronto. Il mondo è troppo vasto per dedicarmi alla vita e alle loro attività: devo lentamente consumare la mia mole nell'inattività assoluta dell'essere."
Posata sommessamente la penna e chiuso il libro, la voce della governante lo invita quindi a scendere in cucina per prendere la colazione. Uova, bacon, fagioli, pomodori cotti e latte sono gli ingredienti per iniziare la sua giornata; nella quale, dovrà andare a incontrare altri nobili per questioni legate ai terreni e ai contadini che li curano.
L'abitazione della famiglia Greaser è una villa a tre piani in stile georgiano: tra i piccoli mattoni rossi si aprono in sequenza delle finestre rettangolari simili a vetrate; all'estremità del tetto spiovente marrone foglia si ergono due camini quadrati dal beccuccio ovale; i rampicanti come l'edera assiepano e ornano la facciata sostituendosi ai carenti fregi, mentre un giardino di rose e siepi ben curate separa con un vialetto la struttura dalla strada che collega la campagna alla città.
Ed è proprio in quella polverosa e accidentata strada che lo attende in una goffa vettura nera dal tetto in telaio spento scarlatto, infreddolito dalla brina mattutina, il suo autista personale.
Messo di fretta il capello e ingerito dunque l'ultimo boccone, Joshua, afferra dal tavolo l'orologio in oro, se lo mette nel taschino del panciotto; quindi prende da un mobile del corridoio un paio di sigari, e, ringraziata la domestica per avergli portato il bastone in legno dall'impugnatura argentata e la bombetta, esce, passando per il giardino e dirigendosi verso la vettura che lo porterà a Canterbury in meno di un'ora.



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