domenica 28 giugno 2015

Diario: "28 giugno"


Oggi è domenica 28 giugno; il paese è caldo e occupato il giusto. Il gatto mangia molto, tiene compagnia e sta crescendo. In questi ultimi giorni lo abbiamo fatto girovagare per il terrazzo al terzo piano, e, tra i vasi delle piante e le lampade a elio, si diverte molto. Ha anche avuto modo di conoscere Striscia, la gatta adulta dei miei zii, e tra i due, com'è per gli animali territoriali quali il gatto, non corre buon sangue. Abbiamo dunque messo una rete nello spazio che collega il nostro terrazzo al loro, affinché, per il momento, i due felini non si possano incontrare e azzuffarsi in uno scontro che, sulla carta, avrebbe un pronostico avverso per il nostro più piccolo Silvestro.
Due giorni fa, venerdì mattina, lo abbiamo portato dal veterinario per fare il primo vaccino della sua vita. In macchina ha patito un po' - gli è uscita la bava come capitò nel primo viaggio dallo studio veterinario a casa nostra - ma durante la visita è stato molto dolce e mansueto.
Il girino anch'egli è cresciuto, molto più di quanto non lo abbia fatto il gatto. La sua metamorfosi si prospetta sempre più interessante: gli sono infatti cresciute quasi per intero le zampette posteriori; la testa è tozza e ovale, gli occhi sono sempre più grandi, e dalle branchie si iniziano a intravedere quelle minuscole protuberanze trasparenti che andranno a costituire le zampe anteriori che lo renderanno un rospo, della specie "bufo bufo" per l'esattezza. Rospo comune.
La sua dieta è ancora vegetariana; mangia difatti briciole di lattuga, pane o di riso. Quando le cellule della coda morranno, egli, le mangerà, e da lì il suo metabolismo svilupperà un sistema di nutrimento esclusivamente carnivoro. Dovrò dunque dargli piccoli insetti, come le formiche che sul nostro terrazzo abbondano. Ciò, riscontra in me una lieve ma incisiva dicotomia; io amo gli animali, sono vegetariano ora mai da due anni e mezzo, ed essere colluso in una azione di morte non è una idea che mi stimola particolarmente nel positivo. Rispetto la natura e per cui penso che il rospo per vivere debba necessariamente mangiare le sue prede, ma il fatto che per il periodo nel quale sarà con me sarò io a dargliele non mi piace molto. Preferirei non farlo insomma. Però, d'altro canto, se voglio vedere la trasformazione completa dell'animale e la sua più sicura sopravvivenza nel futuro habitat che costituirà il campo di vita sono in qualche modo costretto a farlo. Anche e soprattutto per un'etica naturale delle cose.

Al momento, per quel che concerne il progetto di lavorazione dei miei libri, sono abbastanza fermo. Non perché mi manchi ispirazione, ma poiché ho preferito per un poco fermarmi e quietare.


Il contadino non finirà mai di amare la sua terra finché su di essa pagherà il pegno delle tasse.



Oggi è domenica 5 luglio, è l'una di notte, e a distanza di una settimana torno a riscrivere sul mio diario. Questo mio intervento, però, va ricondotto a quattro giorni fa, mercoledì 1 luglio. Sera. Ed ecco quanto dopo cena ho scritto su un foglio a mano:

La morte sempre spiazza, specie per un animale stato con noi per quasi un mese e che abbiamo visto crescere da piccolo girino in rospetto. Giorno per giorno andavo a guardarlo e lo stimolavo a muoversi. Egli, pimpante, ha sempre reagito.
Questa sera, finito di mangiare, ho preso delicatamente in mano "Luigi" e l'ho messo sulla pietra sistemata di modo che possa affiorare fuori dall'acqua, affinché potesse prendere la prima boccata di ossigeno.
Poco fa ho sentito mio padre bisbigliare da solo, poi con mia madre; tra ieri e oggi, il girino, mi era apparso effettivamente un po' inerme nel suo modo di muoversi, ma forse - ho pensato, è il naturale atteggiamento fisiologico del suo radicale mutamento da girino in rana.
Ma non è stato così, "Luigi" è morto questa sera, molto probabilmente di fame. Proprio io che pochi giorni fa mi domandavo intensamente se fosse lecito o meno propinargli qualche insetto da consumare come pasto.
Pensavo che la sua coda gli potesse bastare per i primi giorni con sostentamento, ma così non fu. E' un grande fallimento per me quest'oggi. Domani lo avrei portato allo stagno e lo avrei riconsegnato alla sua natura; e, così come mi ero prefissato, farò.

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